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L’Umbria vince. Enrico Ciani di Birra dell’Eremo è il birraio dell’anno 2023

Sonia Ricci | 23 GENNAIO 2024

Enrico Ciani del birrificio umbro Birra dell’Eremo è stato eletto Birraio dell’Anno 2023 dalla giuria dell’omonima manifestazione organizzata dal prestigioso network Fermento Birra. In un’affollatissima Tuscany Hall, a Firenze, è andata in scena la 15esima edizione di quella che ormai è una delle manifestazioni più importanti d’Italia per quanto riguarda il movimento della birra artigianale: alla fine di una kermesse durata due giorni (20-21 gennaio), c’è stata la premiazione che ha decretato il vincitore di questo ambito titolo. Secondo posto per Marco Valeriani di Alder (unico birraio vincitore di tre titoli, nel 2022, nel 2018 e nel 2016), sul gradino più basso del podio Giovanni Faenza di Ritual Lab (vincitore nel 2020). Nella categoria Birraio Emergente, il premio è andato a Mattia Bonardi di Nama Brewing, birrificio di Treviglio (BG).

Il pallone d’Oro della birra
Birraio dell’Anno, più che un vero e proprio concorso, è una sorta di “pallone d’oro”: non viene premiata una birra in particolare, ma l’operato dei produttori durante tutto l’anno, focalizzando l’attenzione ovviamente sulla qualità delle creazioni proposte, ma anche sulla costanza produttiva, sulla bravura tecnica, sulla filosofia. A stilare la lista dei 20 migliori birrifici, nominati per ambire al premio finale, sono stati un centinaio di esperti del settore (giornalisti, publican, degustatori, operatori del settore), una platea in grado di garantire una profonda conoscenza del panorama brassicolo artigianale italiano.

Birra dell’Eremo
Enrico Ciani, con la moglie Gertrude Franchi, che si occupa della parte commerciale, è alla guida di Birra dell’Eremo dal 2012, anno in cui viene fondato il birrificio. La passione per la birra nasce durante gli studi universitari, dopo una lezione sulla produzione all’interno di un corso inerente le tecnologie alimentari. Continua gli studi al Cerb di Perugia (Centro eccellenza per la ricerca sulla birra), e dopo aver conseguito la laurea in Scienze agrarie ambientali, apre ad Assisi il suo birrificio.

Il primo approccio con la produzione guarda alle tradizioni brassicole belga e anglosassone, con birre molto classiche, ma fin da subito la voglia di sperimentare porta Enrico a esplorare i confini di tanti altri stili: si aggiungono alla gamma, sempre più ricca, birre estremamente luppolate, fermentazioni condotte con lieviti non convenzionali, fino al lavoro compiuto sulle Iga, le Italian Grape Ale, lo stile birrario italiano che prevede come ingrediente anche l’uva. Il premio ricevuto ieri a Firenze è dovuto proprio alla capacità di eccellere in tante delle forme che la birra può assumere. Non possiamo che unirci ai complimenti che stanno sommergendo Enrico e Gertrude.

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